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Dott. Luigi VillellaPsicologo psicoterapeuta a Roma

La qualità dell’esperienza

La qualità dell’esperienze che sperimenti è importantissima perché quello che vivi oggi può rinforzare le tue credenze passate (modelli disfunzionali) oppure, al contrario, sfatarle. Le relazioni che instauri possono diventare per te una grande risorsa o viceversa un grande limite. Riflettere sulle esperienze emotive può aiutarti molto a risanare i tuoi modelli. Con le esperienze emotive acquisisci nuove informazioni e capisci che c’è un modo migliore per prenderti cura di te. Un modo che si discosta molto da quello appreso durante l’infanzia. Non solo, le esperienze emotive crescendo possono darti quelle informazioni mancanti e aiutarti a costruire un modello di interazione e scambio più funzionale così da rilegare al passato i modelli disfunzionali che involontariamente hai appreso.

Depressione, ansia, fobia sociale, o più comunemente autosabotaggio, bassa autostima e sensi di colpa. Come nascono? Neuroscienziati, genetisti, psichiatri e psicologi hanno esaminato le potenziali cause dei disturbi citati. Hanno individuato due grosse categorie definite come “fattori endogeni” e “fattori ambientali”. Tutti i professionisti, però, concordano sul fatto che la qualità delle cure ricevute durante l’infanzia possa essere decisiva nell’indurre uno o più dei disturbi elencati all’inizio.

Già, le carenze affettive possono essere considerate il nucleo principale del malessere emotivo sperimentato in età adulta. La carenza affettiva può essere considerata una matrice dei malesseri dell’uomo, parliamo di mancanze che il bambino può sperimentare nel quotidiano della sua infanzia e che, gradualmente, possono dare vita anche a importanti disturbi.

In gergo psicologico, la carenza affettiva è definita come trascuratezza emotiva. La trascuratezza emotiva rende i bambini analfabeti affettivi. Così come il bambino impara l’alfabeto per poter leggere, dovrebbe imparare a convalidare le proprie emozioni per poter vivere bene. Chi è vittima di trascuratezza emotiva tende a invalidare ogni emozione che prova. Un ammutinamento emotivo dai risvolti che a volte sono addirittura tragici.

Quando le cure parentali non sono adeguate, il bambino diventa un adulto completamente sconnesso dalla sua sfera emotiva. Alcune emozioni lavorano in background, silenti… non salgono in superficie, l’adulto non riesce a riconoscerle, non riesce a manifestarle se non attraverso disturbi d’ansia, attacchi di panico, depressione o altri malesseri fisici. Immagina di essere un bambino, non dovrebbe esserti difficile farlo perché un tempo lo sei stato. Immagina di sperimentare emozioni intense che i tuoi genitori non sembrano notare. Nessuno ti chiede cosa ti disturba, come mai sembri così arrabbiato o sconvolto… Anzi, i tuoi genitori sembrano screditarti “sei troppo sensibile” “hei, non ti sembra di esagerare?” “calmati un po’…”. Tu, da bambino, ti sentirai ferito nei sentimenti… avrai appreso che le tue emozioni non hanno importanza. Con il tempo, imparerai a tenere le tue emozioni lontane, a costruire un muro interno per tenerle lontane, per proteggere te stesso o addirittura tua madre. Piangere, arrabbiarsi, ridere troppo, correre di gioia… sono letti come atteggiamenti inadeguati e dannosi e possono diventare motivo di vergogna. E così andrai avanti, nell’adolescenza e nell’età adulta. Il problema di molti disturbi è proprio la mancanza di una connessione diretta su ciò che accade dentro di sé e ciò che ha innescato quella situazione.

Ogni avvenimento ha delle motivazioni ma a molti di noi sfuggono perché non abbiamo ricevuto l’allenamento giusto per apprendere le emozioni. Tutto questo si riflette nel quotidiano anche nei piccoli episodi.

Esempio: aspettavi una telefonata! La tua amica, il tuo partner o tua figlia… ha dimenticato di telefonarti e in te scatta la tragedia.

Una telefonata mancata può diventare una grossa mancanza per molte persone, innescare rabbia, senso di delusione, sofferenza…. “Come ha potuto dimenticarsi di me?”

In realtà, la maggior parte delle volte, non è quella mancata chiamata a ferire ma ciò che quella mancanza ha evocato. Se tua mamma ti trascurava, oggi, quando qualcuno dimentica di chiamarti o di darti l’attenzione che reputi meritare… tu soffri molto. Tutti ti diranno che sei una persona molto sensibile ma in questo contesto, la tua sensibilità è ricollegabile a quella vecchia ferita mai guarita…. a quella mancanza che hai sperimentato per i diversi anni della tua infanzia. Altro esempio classico è quello delle crisi d’ansia o peggio, degli attacchi di panico. L’ansia è una risposta che il nostro inconscio dà quando sentimenti di paura, preoccupazioni o altre tensioni, non vengono affrontate direttamente… come si possono affrontare emozioni che tu stesso non sai di provare? Non lo sai perché non hai mai imparato a entrarci in contatto, come potevi riuscirci se da bambino le tue emozioni venivano costantemente invalidate?

Come fare? Sii attento nella scelta del partner e degli amici. Trova modelli di ruolo funzionali e non sottovalutare la psicoterapia. Un buon terapeuta può aiutarti molto. Hai bisogno di apprendere nuovi modelli di comportamento sani per ottenere nuovi feedback. Circondati di persone sane che possono aiutarti a creare un nuovo “modello interiore” per instaurare legami fatti di scambio e reciprocità. In questo modo, inizierai a sperimentare e a provare a te stesso che puoi essere amato, che sei degno di stima e di reciproco accudimento. Oltre a questo, un buon modello di ruolo può insegnarti molte cose pratiche ed eliminare i tuoi dubbi esistenziali. Se sei cresciuto in una casa con un “genitore poco attento“, molto probabilmente hai acquisito poche nozioni su come preservare il proprio benessere. I genitori consapevoli insegnano ai loro figli come vivere, come prendersi cura di sé e come esplorare la vita. I “genitori poco attenti” lasciano vagare i loro figli senza indicargli alcuna direzione, così, durante la vita, queste persone finiscono per essere costrette a fare tutto da sole e non sempre la direzione intrapresa è quella giusta. In genere, quel senso di non appartenenza, quella solitudine permangono per molto tempo. Instaurando nuove relazioni sane, finisci per dare a te stesso, nuovi feedback. Acquisisci nuove informazioni che ti consentiranno di capire che esiste una sana stabilità e una sicurezza anche nei legami, concetti a te sconosciuti se sei cresciuto con un genitore negligente.

La sfida sta nel riuscire a fare una ristrutturazione cognitiva, costruendo legami sani e sperimentando esperienze emotive correttive, le tue credenze dannose saranno, via via, sostituite con nozioni nuove. Questo fenomeno è noto come ristrutturazione cognitiva ma non è così semplice come sembra. Innanzitutto se non hai mai sperimentato legami stabili e sani con uno o con entrambi i tuoi genitori, sicuramente da adulto avrai qualche difficoltà anche solo per riconoscerli… ma esiste una regola generale. Le relazioni devono basarsi sulla reciprocità e sul rispetto, non devono essere sbilanciate ne’ da un lato, ne’ dall’altro.

Con il tuo genitore interiore, vigila sulle tue frequentazioni, presta attenzione a come vivi la tua vita. Pratica una buona auto-osservazione.

Con il diario emotivo, puoi provare a identificare alcune delle tue convinzioni malsane e provare a correggerle. Non è facile perché si tratta di credenze che hai interiorizzato nel corso degli anni della tua infanzia, in pratica la tua esistenza si è plasmata su queste credenze sbagliate. Con il diario emotivo, prova a individuarle e a mettere in evidenza le correlate distorsioni cognitive. Una volta individuate, potrai iniziare a sostituire le tue credenze negative con nozioni più funzionali e in linea con la realtà.

Nel costruire il tuo genitore interiore, pensa a qualsiasi consiglio o frase che un genitore sano e amorevole possa dire a un bambino insicuro… e inizia da queste frasi!

Questa è una ristrutturazione cognitiva ed è un intervento molto efficace per la salute psicologica.

Accettare il dolore e poi lascialo andare. Questa è forse la parte più difficile: accettare se stessi, accettare il dolore del passato, elaborarlo e accettare i propri genitori. L’accettazione stessa del dolore e la sua elaborazione, ti aiuterà a lasciare andare tutto ciò che hai perso nell’infanzia. Le ferite interiori sono riconducibile a questioni irrisolte che possono essere le più disparate in base al vissuto.

La resilienza è la capacità di autoripararsi dopo un danno, di far fronte, resistere, ma anche costruire e riuscire a riorganizzare positivamente la propria vita nonostante situazioni difficili che fanno pensare a un esito negativo. Sviluppare resilienza puo aiutare a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. Si tratta, sostanzialmente, di persone ottimiste, flessibili e creative, che sono in grado di lavorare in gruppo e attingono spesso alle proprie e altrui esperienze.

Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita, significa avere le risorse per riuscire ad affrontarli senza farsi sopraffare dagli eventi stessi. Avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma disposti al cambiamento quando necessario; disposti a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere la rotta.

La resilienza si riferisce ad un generale stato di adattamento nella vita quotidiana (non è detto che un individuo lo sia ogni giorno e in ogni momento della giornata) e gli stessi fattori protettivi non possono essere considerati attributi fissi.

Le Life skills sono state definite dall’ OMS come l’insieme di specifiche abilità personali e sociali che permettono agli individui di far fronte alle sfide, richieste e difficoltà che si presentano nei diversi contesti della vita quotidiana. L’assenza di tali abilità personali e sociali può indurre nelle persone, l’instaurarsi di comportamenti a rischio e l’incapacità di fronteggiare efficacemente situazioni di stress quotidiane.

Le life skills sono innumerevoli e la loro natura può variare in rapporto al contesto socio-culturale in cui vengono considerate. Il nucleo fondamentale, che dovrebbe rappresentare il fulcro di ogni programma di intervento, comprende: capacità di prendere decisioni, capacità di risolvere i problemi, creatività, senso critico, comunicazione efficace, competenza nelle relazioni interpersonali, autocoscienza, empatia, gestione delle emozioni, gestione dello stress.

L’apprendimento di nuove competenze è un’acquisizione attiva, realizzata attraverso la trasformazione e la strutturazione dell’esperienza.

Luigi Villella

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